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volume_1:le_guerre_in_europa_tra_il_xv_e_il_xvi_secolo:la_terza_fase_delle_guerre_in_italia._1508-1516

Giulio II: il Papa guerriero

Papa Giulio II, noto per il suo carattere impetuoso e ambizioso, si distinse più come un sovrano militare che come leader spirituale, guadagnandosi il soprannome di “Papa guerriero.” La sua politica era guidata dal desiderio di “liberare l'Italia dai barbari,” come amava ripetere. Nei primi anni del suo pontificato, si concentrò sull'eliminazione dei membri della famiglia Borgia, privandoli dei loro titoli e onori e, in alcuni casi, esiliandoli in Spagna. Cesare Borgia, ad esempio, perse il ducato di Romagna e morì in Navarra. L'egemonia papale in Italia era fondamentale per il progetto di Giulio II di ottenere il primato italiano in Europa. Tuttavia, la Repubblica di Venezia, un'altra potenza con aspirazioni egemoniche, approfittò della caduta dei Borgia per occupare città della Romagna, come Rimini, Faenza e Cervia, entrando in conflitto con il papato. Giulio II, essendo genovese, era ben consapevole dell'antagonismo tra Genova e Venezia, la cui espansione in Italia settentrionale aveva suscitato risentimento in vari Stati.

Venezia non era vista come una minaccia solo da Giulio II. La Serenissima aveva ottenuto, dal declino del potere aragonese, porti pugliesi che le consentivano di controllare l'Adriatico, territorio che Ferdinando di Spagna reclamava come sovrano di Napoli. Inoltre, la Francia, che aveva perso il controllo di territori lombardi a causa di Venezia, desiderava riconquistarli. Anche l'imperatore Massimiliano d'Asburgo vedeva con preoccupazione l'espansione veneziana, dopo che la Serenissima aveva occupato il Friuli e la contea di Gorizia, rivendicata dall'imperatore come parte della sua eredità.

Nel 1507, Luigi XII di Francia e Ferdinando di Spagna si incontrarono a Savona, dove stipularono un'alleanza. Questo contesto favorì la nascita della Lega di Cambrai il 10 dicembre 1508, un'alleanza nominalmente contro gli Ottomani, ma in realtà diretta contro Venezia, che comprendeva Spagna, Impero, Francia e Papato. Giulio II mise da parte temporaneamente la sua politica italiana per unirsi a questa coalizione, che sconfisse duramente Venezia nella battaglia di Agnadello il 14 maggio 1509. In seguito alla sconfitta, Venezia fu costretta a cedere i territori conquistati dopo il 1494, ma riuscì a mantenere il Veneto e la propria indipendenza grazie alla resistenza di Padova.

La nascita della lega santa

Con la sconfitta di Venezia, Giulio II riuscì a riconquistare la costa romagnola per lo Stato Pontificio, ma si rese conto che l'equilibrio in Italia si era spostato troppo a favore della Francia. Luigi XII, infatti, dominava Milano, Genova e Firenze, e poteva minacciare ulteriormente sia Venezia che lo Stato Pontificio. Preoccupato di diventare subordinato al re di Francia, Giulio II cambiò alleanza nel 1510, unendosi a Venezia per difendere l'indipendenza dell'Italia dagli stranieri, adottando il motto “fuori i barbari!” Durante il conflitto che ne seguì, Giulio II prese parte personalmente alla conquista della fortezza di Mirandola, in mano agli alleati francesi, dimostrando il suo coraggio scalando le mura della cittadella nonostante la neve. Per contrastare Giulio II, Luigi XII promosse uno scisma, convocando un concilio a Pisa nel tentativo di deporre il papa. Giulio II rispose creando, nell'ottobre 1511, la Lega Santa (1511-1513), invitando i principi italiani ed europei a unirsi in una sorta di guerra di religione contro la Francia. L'intento del papa era di usare altre potenze straniere per scacciare i francesi, sperando di assumere il controllo della situazione. La Spagna aderì alla Lega Santa, spinta dalla promessa di Giulio II di riconoscere Ferdinando come re di Napoli, consolidando il regno come feudo papale. L'11 aprile 1512, nella battaglia di Ravenna, le forze francesi sconfissero l'esercito ispano-pontificio, ma subirono pesanti perdite, incluso il loro brillante generale Gaston de Foix.

Il coinvolgimento del Sacro romano impero nelle guerre d'Italia

Giulio II sfruttò la situazione per ottenere il sostegno dell'imperatore Massimiliano, che permise il passaggio di mercenari svizzeri in Lombardia. Questo costrinse i francesi a ritirarsi oltre le Alpi, abbandonando le loro posizioni in Italia. Nell'agosto 1512, Giulio II convocò il Congresso di Mantova, durante il quale venne ridefinito l'assetto politico dell'Italia. Nel Congresso di Mantova, gli svizzeri restituirono il ducato di Milano agli Sforza, mentre gli spagnoli riportarono i Medici al potere a Firenze. Lo Stato Pontificio ottenne Parma, Piacenza, Reggio e Modena, rafforzando il proprio controllo sulla penisola. Inoltre, la Lega Santa rimase in vigore, con il Regno di Napoli confermato come feudo papale sotto il controllo spagnolo.

Il trattato di Noyon

Nonostante i successi ottenuti, la questione italiana rimase irrisolta e, dopo la morte di Giulio II nel 1513, il Congresso di Mantova perse gran parte della sua efficacia. Con la morte di Luigi XII nel 1515, Francesco I salì al trono di Francia, continuando la politica di espansione del suo predecessore, culminando nella vittoria francese nella battaglia di Marignano nel 1515, che ristabilì la presenza francese in Italia. Con la mediazione di papa Leone X, anche l'imperatore Massimiliano d'Asburgo e suo nipote Carlo d'Asburgo, già Duca dei Paesi Bassi borgognoni dal 1506 e succeduto al trono di Spagna alla morte di Ferdinando nel 1516, accettarono la riguadagnata posizione francese e stipularono, rispettivamente, il trattato di Bruxelles e quello di Noyon del 13 agosto 1516: grandi linee si era quindi ritornati a una situazione paragonabile a quella del 1504 con il trattato di Lione.

volume_1/le_guerre_in_europa_tra_il_xv_e_il_xvi_secolo/la_terza_fase_delle_guerre_in_italia._1508-1516.txt · Ultima modifica: 2024/08/18 15:45 da giorgio