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volume_1:le_guerre_in_europa_tra_il_xv_e_il_xvi_secolo:la_ripresa_delle_guerre_in_italia_e_i_nuovi_protagonisti_per_l_egemonia_in_europa._1521-1530

Il nuovo imperatore del Sacro Romano Impero

Alla morte di Massimiliano d'Asburgo nel 1519, suo nipote Carlo, già duca di Borgogna dal 1506 e re di Spagna dal 1516, si candidò per succedere al nonno come Imperatore del Sacro Romano Impero. A contrastarlo si presentò Francesco I di Francia, il quale, dopo aver imposto una pace agli Asburgo e al Papa stesso, era uno degli uomini più potenti d'Europa. Con Carlo che possedeva Napoli e Francesco Milano, l'elezione dell'Imperatore avrebbe avuto conseguenze decisive per l'Italia. Il papa, Leone X, comprese che chiunque avesse prevalso avrebbe cacciato l'altro dalla penisola, rompendo l'equilibrio stabilito dalla pace di Noyon.

Tra Francesco e Carlo c'era un'accesa rivalità, poiché entrambi ambivano alla supremazia in Europa. Secondo Guicciardini, se Carlo d'Asburgo possedeva più territori, Francesco I, con il suo regno unito e ben organizzato, non era da sottovalutare. Per Carlo, il controllo dell'Italia imperiale, in particolare della Lombardia, rappresentava la chiave per una monarchia universale, unificando i suoi vari possedimenti in Fiandre, Spagna, Austria e Germania. Per Francesco, invece, la perdita della Lombardia avrebbe significato vedere la Francia accerchiata dai domini asburgici. Esistevano anche altre contese, come la volontà di Carlo di recuperare la Borgogna, conquistata dai francesi nel 1477. Sebbene entrambi i sovrani condividessero una cultura cavalleresca, differivano molto nel carattere: Francesco era un monarca proto-assolutista e rinascimentale, mentre Carlo era profondamente legato all'ideologia dell'Impero medievale. Alla fine prevalse Carlo d'Asburgo. Quando Carlo V fu eletto, si creò una concentrazione di potere senza precedenti in un unico sovrano, e l'alleanza tra l'Impero Asburgico e la Chiesa divenne pubblica. Questa prevedeva, da un lato, la cacciata dei francesi da Milano per restituire il potere agli Sforza, e dall'altro la conferma papale del titolo di imperatore e di re di Napoli per Carlo V. La politica di Leone X fu lodata dai diplomatici e umanisti italiani come la scelta del male minore. A peggiorare la situazione per Francesco I, Enrico VIII d'Inghilterra si unì al Papa e all'Imperatore nella guerra contro la Francia. L'esercito papale-imperiale prese Milano e la restituì a Francesco Sforza nel 1521. Così facendo, fu dato avvio alla nuova fase delle guerre in Italia tra Carlo V e Francesco I.

La battaglia di Pavia e la cattura di Francesco I

La guerra riprese a favore della Francia, ma nonostante le vittorie ottenute dai francesi, tra cui l'assedio di Pavia e soprattutto la battaglia della Bicocca del 27 aprile 1522, le cose precipitarono molto presto per i francesi. Infatti, Francesco I, al comando di un esercito franco-svizzero, assediò la città, ma subì una disastrosa sconfitta il 24 febbraio 1525 nella sanguinosa battaglia di Pavia, ad opera dei Lanzichenecchi tedeschi e dei tercios spagnoli. Francesco fu catturato e fatto prigioniero.

Dopo che Francesco I fu incarcerato, iniziarono le trattative per la liberazione, si arrivò al trattato di Madrid del 1526: il trattato prevedeva la liberazione di Francesco I in cambio della restituzione della Borgogna all'impero e della rinuncia alle sue pretese su Italia e Fiandre. Nonostante il trattato, un nuovo conflitto scoppiò nello stesso 1526.

La Lega di Cognac e il Sacco di Roma

Preoccupati dall'eccessiva espansione del potere asburgico dopo la sconfitta dei francesi, gli Stati italiani si avvicinarono a Francesco I, il quale, una volta liberato, dichiarò nullo il trattato di Madrid, firmato mentre era prigioniero. Così, nel 1526, anche il papa Clemente VII, allarmato dall'incremento del potere di Carlo V, abbandonò l'alleanza con l'imperatore sancita dal trattato di Roma e formò la Lega di Cognac con Francesco I di Francia, la Repubblica di Venezia, la Repubblica di Firenze e altri Stati italiani minori. Tuttavia, questa coalizione si rivelò instabile e inefficace sia come strumento di pressione diplomatica che di intervento militare.

La Lega pianificò di avviare le ostilità nei primi mesi del 1526, approfittando di un momento difficile per le forze imperiali, che stavano subendo numerose diserzioni tra le loro truppe mercenarie, ma nonostante le condizioni favorevoli la lega non riuscì a vincere contro l'esercito di Carlo V. Tanto che nel giro di un anno quasi tutti gli stati aderenti alla lega si ritirarono. Con la disgregazione della Lega ancor prima che il conflitto entrasse nel vivo, si verificò un evento straordinario che sconvolse l'Europa intera: la battaglia di Governolo, che si rivelò fatale per il comandante Giovanni dalle Bande Nere.

Nel maggio del 1527, i Lanzichenecchi, soldati imperiali prevalentemente mercenari tedeschi di fede luterana, si ritrovarono senza paga e senza un comandante. Approfittando della situazione, riuscirono ad aggirare le truppe nel Nord Italia, sconfiggendo l'esercito di Giovanni dalle Bande Nere, e marciarono verso il centro Italia per attaccare Roma.

Circa dodicimila Lanzichenecchi, ormai fuori controllo, presero d'assalto la città santa, penetrando nelle mura e dando vita a un devastante saccheggio. Durante l'assalto, il papa fu costretto a rifugiarsi in Castel Sant'Angelo per salvarsi.

Sebbene Carlo V non avesse ordinato il sacco di Roma e avesse anzi accusato i Lanzichenecchi di ammutinamento, venne comunque considerato responsabile dell'accaduto da Enrico VIII d'Inghilterra (ancora cattolico all'epoca), che si unì a Francesco I di Francia nel tentativo di liberare il papa. Con l'arrivo della peste, i Lanzichenecchi abbandonarono Roma, e Enrico VIII ruppe l'alleanza con la Francia. Nel frattempo, Venezia approfittò del caos per conquistare la Romagna, sottraendola allo Stato Pontificio, mentre a Firenze, una nuova repubblica proclamata il 16 maggio 1527 cacciò i Medici e si alleò con la Francia, entrando in conflitto con gli imperiali.

I trattati di pace e il congresso di Bologna

In questo contesto, le ostilità tra Francia a Impero proseguirono, tuttavia, le difficoltà finanziarie dei contendenti, la questione protestante e l'avanzata minacciosa dei turchi (per Carlo V), indussero soprattutto l'imperatore a negoziare nuovi accordi sia con il Papa (dopo il sacco di Roma) sia con la Francia. Così Il 29 giugno 1529, a Barcellona, fu firmato un trattato tra i rappresentanti di Clemente VII e Carlo V, e il 5 agosto dello stesso anno, a Cambrai, fu stabilito che la Francia, pur rinunciando alle pretese sull'Italia, avrebbe riacquisito la Borgogna. La pace di Cambrai è conosciuta come la “pace delle due dame”, poiché fu negoziata da Luisa di Savoia, madre di Francesco I, e Margherita d'Asburgo, zia di Carlo V.

Con la Francia esclusa dagli affari italiani, Carlo V e Clemente VII organizzarono tra il 1529 e il 1530 il Congresso di Bologna per riorganizzare la situazione della penisola. I negoziati tra l'impero asburgico e il papato mediceo portarono alle seguenti decisioni:

Carlo V fu incoronato imperatore dal papa il 24 febbraio 1530, ottenendo la sovranità formale sull'Italia imperiale. Il Ducato di Milano fu restituito a Francesco II Sforza, pur mantenendo una presenza militare imperiale in alcune città. Genova fu riconosciuta come Repubblica sotto il protettorato di Andrea Doria, che divenne anche ammiraglio della flotta imperiale. I banchieri genovesi iniziarono a sostenere finanziariamente l'imperatore, affiancando quelli di Augusta. Si stabilì che Venezia dovesse restituire la Romagna allo Stato Pontificio, e che Modena e Reggio fossero restituite dal papa agli Este di Ferrara, sebbene il ducato diventasse formalmente un feudo del Patrimonio di San Pietro. Al duca di Savoia, Carlo III, fu concessa la contea francese di Asti, mentre all'ordine cattolico dei Cavalieri Gerosolimitani, espulsi da Rodi nel 1522, fu assegnata l'isola di Malta, che divenne un feudo del Regno di Sicilia. Infine, fu sancito il ritorno dei Medici a Firenze, come voluto da Clemente VII. La restaurazione della famiglia Medici, nella persona di Alessandro, fu imposta alla città dopo un lungo assedio da parte delle truppe papali e imperiali nell'ottobre del 1530. Un'armata composta da asburgici e medicei, forte di quasi 40.000 uomini, assediò Firenze, difesa da soli 21.000 soldati, non tutti professionisti. Dopo un assedio logorante e con le difese ormai indebolite, la città si arrese l'8 agosto 1530, accordandosi per condizioni onorevoli, anche grazie all'intercessione di Malatesta Baglioni, successivamente accusato di tradimento.

La guerra si concluse negativamente per la Francia sul fronte italiano, sebbene Francesco I riuscisse a recuperare la Borgogna. Clemente VII, pur mantenendo Roma e Firenze sotto l'influenza medicea, fu costretto a un'alleanza con l'imperatore per evitare ulteriori perdite territoriali. Per Carlo V, nonostante la necessità di restituire la Borgogna e negoziare con il papa, il Congresso di Bologna rappresentò un trionfo. Il cancelliere Gattinara morì nel 1530, lo stesso anno in cui si concretizzò l'incoronazione di Carlo V da parte del papa, evento di grande importanza nella concezione medievale della sovranità imperiale. Fu l'ultima incoronazione di un Sacro Romano Imperatore da parte del pontefice.

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